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 Di tutti gli argomenti riguardanti la preparazione ed il survival, quello che forse appassiona e divide di più e il famigerato "coltello da sopravvivenza". Tutti ne hanno sentito parlare, è molto probabile che chi passa per questo sito ne abbia uno o più. Ve ne sono di forme e fogge talmente diverse da consentire a chiunque di confondersi su questo argomento come meglio crede.

Questo articolo sarà volutamente un po' polemico forse, con l'intento di agitare un po' le acque per poi lasciare la parola ai frequentatori del sito, affinché possano esprimere il loro parere.

Quello che vorremmo scoprire è quanto marketing c'è dietro a questo oggetto? quali sono le reali fattezze necessarie? quanto Hollywood ci sta portando fuori strada?

 Aspettando le vostre opinioni iniziamo ad esporvi una nostra analisi

Molti anni fa non si sentiva parlare molto di coltelli militari, tantomeno quelli da survival. Al più c'era qualche boyscout che, come recita il manuale delle giovani marmotte, era un coltellino pieghevole dotato di due lame di diversa lunghezza, al più di un apriscatole. L'alterntiva era il coltellino svizzero, più o meno farcito di attrezzi, ma comunque un pieghevole da portare in tasca.

 

Poi... è arrivato Sylvester Stallone e Rambo si è portato dietro degli strumenti da taglio le cui dimensioni suggerivano una forma di compensazione più o meno esplicita. Da quel momento il coltello militare da sopravvivenza si è fissato nell'immaginario comune come uno sleppone con una punta a clip, un dorso seghettato, il manico cavo e chiuso a vite da una bussola, al suo interno altri piccoli strumenti da survival tra cui l'immancabile filo per suturarsi le ferite di guerra. Ma è davvero così, o meglio... è corretto?

 

La tradizione

Facciamo qualche passo indietro e andiamo a vedere alcuni coltelli tradizionali provenienti da paesi in cui la sopravvivenza era una esigenza reale. Possiamo vedere inizialmente tre categorie rappresentante da questi coltelli.

 

Il primo gruppo è rappresentato dai coltelli scandinavi o comunque dell'Europa del nord. Ci sono diverse piccole varianti ma le caratteristiche principali restano costanti tra i vali modelli. Abbiamo una lama di lunghezza media, 10-12cm circa, fatta in ottimo acciaio regalato dalla geologia del posto, un manico in legno e/o corno, un codolo rastremato all'interno ed un fodero si pelle. Solitamente avevano un solo bisello semplice e piatto, caratteristico, che ha poi anche assunto il nome "scandi".

 Questi coltelli in realtà erano usati per tutto: dalla caccia alla cucina ai lavori di ogni giorno. E' fuori di discussione che la utilità nell'ambito sopravvivenza, date le condizioni ambientali spesso avverse. Sorprende quindi vedere la loro semplicità e l'aderenza ad un design essenziale.

 

Il secondo gruppo è quello che potremmo definire coltelli e coltelloni da jungla, di cui fanno parte i machete, i bolo e gli altri "tipi grossi". Solitamente sono poco spessi (2/3mm) molto lunghi (arrivano anche  a 60cm di lama) non molto bilanciati (dato che devono essenzialmente colpire per disboscare) di fattura molto povera. Il manico è in legno quando va bene e il fodero in pelle o plastica o materiali di recupero.

E' fuori discussione che la loro principale attività sua quella di farsi largo nella boscaglia o in un canneto e che se ci deve avventurare nel fitto di una jungla tropicale è indispensabile averne uno a portata di mano. Li si può usare anche per difesa dagli animali (e non) o impiegare alla bisogna in altri frangenti. Indubbiamente sono coltelli poveri e grossolani, anche oggi si possono acquistare per pochi euro. Sono quindi molto diversi da quelli che propone Hollywood.

 

L'ultimo gruppo è costituito da quelli "speciali". Tra questi spiccano il Bowie ed il Kukry, molto noti per la loro forma particolare ed impiegati sia in ambito militare che boschivo

 In questo caso la linea è più ricercata e disegnata ad uno specifico utilizzo. Si possono trovare diversi rivenditori che chiedono per i loro prodotti prezzi anche molto diversi a seconda delle decorazioni e delle qualità dei materiali.

 

La storia del coltello da sopravvivenza

Il coltello da sopravvivenza nasce nella Seconda Guerra mondiale ed era la dotazione degli aviatori che potevano essere abbattuti. Tuttavia non avevano una foggia particoalare. Erano prevalentemente dritti, a lama fissa e con il manico in legno, di fatto praticamente identici ad una baionetta.

Con la guerra del Vietnam arriva l'aggiunta di una seghettatura sul dorso (apparentemente per facilitare la fuga dai velivoli abbattuti) ed il manico cavo. Tuttavia non si sa se queste abbiamo avuto effettivamente un qualche impiego pratico in tal senso.

Da quel punto in poi ci hanno pensato i film e la fantasia dei coltellinai a rendere le cose sempre più "speciali", sempre più complicate e più specifiche per il survival. Ma ha senso?

 

C'è la bufala?

E' lecito chiedersi se Hollywood ci abbia venduto delle balle e se queste siano poi state rilanciate da chi i coltelli li produce. Vedendo le premesse è più che lecito pensare di si. Come non farsi prendere in giro quindi? Farsi un'esperienza non è difficile immergendosi un po' nel campo, ma mentre ci formiamo, possiamo stare alla larga dai coltelli troppo economici e quelli troppo costosi, evitare le fogge troppo particolari e arzigogolate e mantenersi sui modelli semplici. I coltelli a manico cavo hanno un codolo (attacco tra la lama e il manico) molto corto e quindi facilmente più fragile. Le seghettature sono molto difficili da riaffilare e richiedono strumenti apposta. La bussola sul fondo del manico ci toglie la possibilità di usare questo punto come un martello d'emergenza.

 

Come e cosa scegliere

Il coltello è il primo strumento da avere. Guardando la cosa da un punto di vista antropologico, rappresenta lo sforzo fatto dall'uomo primitivo per avere anche lui gli artigli che gli altri animali avevano, e non a caso è uno dei reperti archeologici più facili da trovare. E' insomma indispensabile e quindi la sua presenza andrebbe anche accompagnata da un po' di ridondanza: meglio averne tre tipi, anche molto diversi per foggia e dimensioni in modo da superare perdite o rotture ed avere la possibilità di impiegare quello più idoneo allo scopo.

Non serve spendere un capitale (si sono visti coltelli di marche note spezzarsi tanto quanto le patacche) ma è necessario prendere il prodotto migliore che rispetti il nostro budget. Ecco i nostri suggerimenti

  1. un coltello di dimensioni generose e dalla lama spessa con il codolo completo ed il manico in legno per le attività più pesanti.
  2. un coltellino svizzero multifunzione che toglie spesso dai guai
  3. un pieghevole da circa 10cm di lama con un tratto seghettato e lama bloccata
  4. un coltello da cucina (solitamente sono ottimi come acciaio, impugnatura e fattura)
  5. solo se siamo nelle reali condizioni di averne bisogno un machete o altro strumento per la disboscazione

 

Oltre al budget è necessario considerare alcuni dettagli:

  • L'acciaio deve essere di ottima qualità: questo aspetto è difficile da considerare perché essendo l'acciaio una lega di diversi metalli e minerali ne esistono infinite varietà, consigliamo quindi di rivolgersi ad un esperto. Gli acciai inox solitamente tengono peggio il filo, complementarmente gli acciai al carbonio tengono meglio il taglio ma tendono ad arruginirsi molto più facilmente e richiedono più cura in tal senso.
  • Il manico che solitamente si impugna meglio è in legno, ma quelli sintetici (micarta, G10) offrono una durata più lunga.
  • Per i modelli a lama fissa il codolo (la parte della lama che prosegue nel manico) dovrebbe essere intero (segue tutta la sagoma dell'impugnatura) o almeno passante (sta all'interno per tutta la lunghezza). E' ovvio che un codolo più corto fa sospettare della resistenza del coltello, e per questo quelli col manico cavo vengono spesso scartati. Se abbiamo bisogno di portare altri attrezzi nelle immediate vicinanze del coltello si può sempre optare per il fodero.
  • Per i modelli pieghevoli bisogna prestare attenzione al perno di rotazione (che deve essere ben robusto) e al metodo di blocco della lama: più e stabile e meglio è. Solitamete un buon indicatore è la fatica che si fa a chiuderlo, tra questi sono buoni quelli detti "a pompa" o "lockback" [1] (hanno una levetta a molla sul fondo del manico che sblocca la lama). Evitiamo quelli "a frizione" che tengono la lama aperta solo grazie alla frizione.
  • Per la manutenzione e l'utilizzo è bene scegliere modelli dal design e dal profilo semplici. Meglio evitare i modelli arzigogolati o "fantasy" che saranno poco pratici da utilizzare e molto complicati da affilare e pulire.
  • C'è poi un compromesso da trovare sul peso: se da un lato è un indice della robustezza (più peso = più metallo), dall'altra un peso eccessivo stanca durante l'uso.


E' facile vedere che nessuno dei 5 modelli proposti rispetta contemporaneamente tutti i suggerimenti dati. Questo non è un controsenso. Il fatto è che ogni modello ha uno specifico campo di impiego in cui da il meglio di se, e per farlo deve rispondere ad alcuni dei criteri citati, ma non tutti.

 

Gli aspetti soggettivi

Detto questo il coltello è anche uno strumento molto "personale". C'è chi si spinge a vedere una similitudine tra il coltello scelto ed il carattere della persona che lo sua. Tuttavia evitando questi estremi è vero che la scelta è mossa da diversi aspetti soggettivi. E' anche importante vedere che lo strumento ci ispiri fiducia essendo che lo porteremo con noi con l'idea di poter far dipendere da questo il nostro ritorno a casa sani e salvi.

 

E voi? quale è il vostro coltello preferito? quale scegliete di portare con voi? quali sono le sue caratteristiche?

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