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Gli ultimi giorni, per un motivo o per l'altro, hanno portato un po' di attenzione sulla filosofia del prepping in Italia, e conseguentemente su questo sito. Uno degli effetti positivi di questa notorietà è stato l'avvicinarsi a questa sub-cultura da parte del pubblico femminile. E con un sospiro di sollievo diciamo... era ora!
Fino a qualche giorno fa, infatti, queste attività erano considerate essere parte di un'universo esclusivamente maschile. Nulla di più falso. Se da una parte è vero che ci sono argomenti che hanno una forte connotazione maschile (ad esempio tutte le attrezzature) è anche vero che moltissimi argomenti sono rivolti ad entrambi i generei, e che vi sono compiti ed analisi in cui riconosciamo che le donne rappresentano l'eccellenza.
Siti, articolo, documentari, hanno mostrato come in altri paesi in cui il prepping è diffuso da più tempo le donne rappresentino una percentuale molto importante dei praticanti, e solitamente quelle che meglio rappresentano la categoria negli aspetti di pianificazione, organizzazione e gestione.
Grazie a questa piacevole svolta, il forum si è dotato di una sezione riservata esclusivamente alle boarders. Questa decisione non vuole avere nulla di sessista men che meno creare uno spazio in cui relegare le preppers italiane. Vuole piuttosto essere uno strumento in più per permettere a tutte di affrontare alcuni argomenti all'interno di un ambiente esclusivamente femminile.
Si fa spesso riferimento a quanto si possa essere definiti o meno dal lavoro che si svolge. Alcuni ritengono che il lavoro che facciamo sia ciò che ci contraddistinguemaggiormente, altri lo vedono solo come un modo per sbarcare il lunario mentre si fanno altre cose. In questo articolo vogliamo parlare del lavoro che facciamo come "attività che siamo in grado di svolgere", ovvero cosa siamo capaci di fare, dove possiamo prestare la nostra opera e dare il nostro contributo. L'obiettivo è valutare quanto potremo essere utili in un'ipotetico scenario di disastro, e lo strumento che abbiamo scelto per misurare il nostro valore è un banale biglietto da visita.
Come il bigliettino all'interno di un biscotto della fortuna cinese, il biglietto da visita ci dirà quali sarebbero le nostre prospettive in caso di disastro se dovessimo basarci solo sul nostro lavoro attuale, e ci farà riflettere su quello che ci serve imparare per aumentare le nostre chances.
Una delle più diffuse e semplici mistificazioni del prepping è che sia un'attività per gente paranoica. Nell'immaginario collettivo il prepper è una persona che vive nella paura di questo o quell'evento, con una fragilità psichica o emotiva che lo porta a drammatizzare tutto e a non godersi la vita.
E' comprensibile che, dati alcuni stereotipi di base, una cattiva rappresentazione televisiva o cinematografica, il grande pubblico abbia questa idea in testa. La serie televisiva Doomsday Preppers del National Geographic ha presentato alcune persone le cui scelte di vita e la cui quotidianità erano sicuramente bizzarre. Il film "Take Shelter" del 2011 ha rappresentato la figura di un padre di famiglia che inizia le sue preparazioni a seguito di incubi ed ansie che sfociano in un disturbo psicologico.
Noi non ci siamo certo nascosti dietro un dito, ed abbiamo da subito "fatto outing" su alcuni comportamenti eccessivi che ricorrono in questa comunità, tuttavia ci pare eccessivo ed ai limiti del rifiuto, la classificazione superficiale che troppo spesso viene fatta.
Sarebbe quindi il caso di fare un po' di chiarezza su questo punto e offrire anzi un paio di spunti di riflessione che vadano a dimostrare l'esatto contrario.
Dopo alcuni mesi dalla nascita del sito, il movimento del prepping in italia sta riscuotendo un interesse crescente. Con l'arrivo dell'autunno sappiamo già di una serie televisiva (verso cui nutriamo speranze e preoccupazioni).
L'arrivo di nuove persone interessate o anche semplicemente curiose ci presenta la necessità di fare chiarezza su argomenti di base per chi è completamente digiuno, con l'intenzione di evitare sul nascere confusioni, generalizzazioni o informazioni fuorvianti. Tra queste confusioni, una delle più frequenti all'inizio è quella che si fa tra prepping e survival: non sono esattamente la stessa cosa.
Per chi è più esperto, queste classificazioni e definizioni possono essere solo questioni di "lana caprina" che non spostano l'essenza delle attività, dati anche i molti punti in comune che spesso i praticanti hanno. Tuttavia provare a definire una separazione tra queste attività può essere d'aiuto per i principanti e chi vuole davvero capire cosa facciamo.
Ci è capitato in passato di citare di sfuggita i cani come validi compagni a cui affidare in parte la nostra sicurezza. Senza dubbio i nostri amici pelosi sono in grado di fare molto di più, ed abbiamo scelto di approfondire l'argomento con chi di cani se ne intende.
Irene lavora coi cani e ha un curriculum di tutto rispetto: dopo la laurea in biologia, si è specializzata in comportamento animale ed ha seguito tutti i corsi necessari per diventare un'educatrice cinofila. Ha una sua ASD ed un suo sito (www.soscane.it) attraverso cui insegna la corretta gestione dei cani per il bene di bipedi e quadrupedi.
Per questo le abbiamo chiesto di aiutarci a capire cosa potrebbe fare il nostro cane per noi anche nei momenti più difficili.